Schede di Coltivazione

Cambria


LUCE

Ombra

TEMPERATURA

Serra Intermedia

UMIDITA’

60/70%


INTRODUZIONE

Con il termine “Cambria” si indica un numerosissimo insieme di ibridi, registrati e non, di specie prevalentemente appartenenti alla sottotribù delle Oncidiinaee. In particolar modo tra le specie più utilizzate nell’ibridazione ricorrono: Odontoglossum, Oncidium, Miltonia, Miltoniopsis, Cochlioda e Brassia. Se la pianta è frutto dell’incrocio di solamente due specie il nome deriva dalle specie utilizzate, ad esempio: Miltonidium (Miltonia x Oncidium) e Odontonia (Odontoglossum x Miltonia). Se invece l’ibridazione è avvenuta utilizzando un maggior numero di specie il nome dell’ibrido prende il suffisso “ara” come
ad esempio Colmanara e Burrageara.
La Tabella 2.1 riassume alcuni tra i più diffusi ibridi attualmente in commercio.
Proprio per la complessità degli ibridi è difficile definire un metodo di coltivazione univoco per quelle piante che vengono commercialmente vendute come “Cambria”. Possiamo dunque definire solamente alcune condizioni generali valide per la maggior parte delle piante in commercio, sta poi al coltivatore capire le singole esigenze della pianta e adattare le proprie cure.

NomeSpecie utilizzate nell’ibridazione
AlicearaBrassia x Miltonia x Oncidium
BeallaraOdontoglossum x Cochlioda x Miltonia x Brassia
BurragearaOdontoglossum x Cochlioda x Miltonia x Oncidium
ColmanaraOdontoglossum x Cochlioda x Miltonia x Brassia
DegarmoaraBrassia x Miltonia x Odontoglossum
MiltonidiumMiltonia x Oncidium
OdontiodaOdontoglossum x Cochlioda
OdontocidiumOdontoglossum x Oncidium
OdontoniaOdontoglossum x Miltonia
VuylstekearaOdontoglossum x Cochlioda x Miltonia
WilsonaraOdontoglossum x Cochlioda x Oncidium
WithnearaAspasia x Miltonia x Odontoglossum x Oncidium
Tabella 1.1 Nomenclatura degli ibridi più diffusi in ordine alfabetico.

DESCRIZIONE

Sono orchidee simpodiali, il che vuol dire che si sviluppano orizzontalmente espandendosi con la produzione di nuovi pseudobulbi. Questi ultimi fungono da riserva d’acqua e di nutrienti per la pianta e hanno una forma grossomodo ovale che varia a seconda degli ibridi considerati. Da essi si sviluppano le foglie, solitamente non più di 8 per ogni pseudobulbo. In genere gli pseudobulbi non sopravvivono molti anni, ma raggrinziscono, talvolta ingialliscono lentamente e vengono gradualmente sostituiti dalle nuove vegetazioni. Gli steli floreali, che possono superare il metro di altezza in alcuni ibridi come le Colmanara, nascono tra le ascelle fogliari, in genere non più di 2-3 per ogni pseudobulbo e al termine della maturazione di questi ultimi. Gli steli possono portare da alcune decine di fiori, solitamente profumati, a quasi un centinaio, con un diametro che, a seconda degli ibridi, varia dai 2 ai 10 cm. In condizioni ottimali non hanno un periodo di riposo e possono fiorire in qualunque momento dell’anno.

ILLUMINAZIONE

Per quanto riguarda la luce, che è il fattore più importante insieme all’irrigazione, le Cambria sono piante che hanno bisogno di una buona esposizione, evitando la luce diretta nelle ore centrali. Richiedono in genere una maggiore illuminazione rispetto alle Phalaenopsis. I valori ideali si aggirano intorno a 15.000-20.000 lux di media, con un fotoperiodo di 12 ore in inverno e 14 in estate. Per chi utilizza l’illuminazione artificiale e non può misurare con un luxmetro l’intensità di luce esatta, può considerare come riferimento i valori di 100-200 μmol/m2/s. Il DLI (Daily Light Integral) deve essere compreso tra 5 e 10 moli per m2. È fondamentale abituare la pianta a una corretta esposizione. I valori sopraindicati vanno raggiunti gradualmente, in caso contrario diventa probabile il rischio di scottature. Più riuscite ad abituare la pianta a maggiori livelli di luminosità, più le nuove vegetazioni cresceranno vigorose e la fioritura sarà abbondante.

In estate crescono bene all’esterno sopportando anche qualche ora di sole diretto la mattina e nel tardo pomeriggio. L’importante è non surriscaldare le foglie. Se avete dei dubbi controllate se al tatto sono calde, in tal caso è meglio ombreggiarle leggermente. In inverno, invece, se esposte a est o ad ovest l’ombreggiamento non è necessario. A sud un telo ombreggiante al 30% è più che sufficiente. In ogni caso, in questo periodo dell’anno alle nostre latitudini è sempre meglio supplementare con un po’ di luce artificiale in modo da allungare il fotoperiodo.

All’interno del gruppo Cambria ci sono anche alcune piante che richiedono un ombreggiamento maggiore nel periodo estivo, tra queste la diffusa Oncidopsis Nelly Isler. Queste piante, sebbene gradiscano le stesse condizioni di illuminazione del resto del gruppo, contengono nel proprio patrimonio genetico i geni delle Miltoniopsis e di altre specie da fresco che mal sopportano temperature oltre i 25-30 °C. Per questo motivo nei mesi estivi è necessario tenerle più umide e ombreggiate di altre.

Come per altre specie di orchidee il colore delle foglie deve essere di un verde chiaro brillante. Se invece complessivamente la pianta si presenta di un verde scuro non state fornendo luce a sufficienza e probabilmente non fiorirà.

IRRIGAZIONE

Essendo piante molto diverse le esigenze in fatto di irrigazione possono variare notevolmente. In genere richiedono bagnature più frequenti rispetto alle Phalaenopsis: il terreno non deve mai asciugare completamente tra una bagnatura e l’altra, ma non deve tuttavia essere sempre zuppo. In pratica bisogna annaffiarle quando si ha la certezza che nel giro di uno o due giorni il substrato sarà completamente asciutto.

Alcuni ibridi derivanti dalle Miltoniopsis o da altre piante da fresco necessitano di annaffiature più frequenti rispetto alla norma per compensare le temperature elevate nei nostri ambienti di coltivazione. Altri ibridi, dove prevalgono gli Oncidium tra i genitori, preferiscono invece rimanere più asciutti.

Un metodo semplice e veloce per determinare il momento in cui annaffiare è quello di osservare gli pseudobulbi maturi più recenti. Essi dovranno essere sempre gonfi e turgidi. Quando osserverete le prime rughette formarsi sulla superficie significa che è arrivato il momento di annaffiare. Se la pianta è in ottima forma lo pseudobulbo tornerà privo di grinze il giorno successivo all’annaffiatura. Se attendete troppo ad annaffiare, le rughe che saranno comparse sugli pseudobulbi diventeranno sempre più marcate e sarà difficile, se non impossibile, ritornare al gonfiore iniziale.

Nel momento dello sviluppo di nuove vegetazioni le piante potrebbero richiedere, se le temperature lo permettono, quantità maggiori di acqua per poterla immagazzinare nei nuovi pseudobulbi. Più i nuovi pseudobulbi saranno gonfi, più la pianta avrà a disposizione energie e riserve idriche. Di conseguenza la fioritura sarà più probabile e abbondante. In genere le nuove vegetazioni devono essere sempre più grandi di quelle vecchie. L’ideale sarebbe utilizzare per le irrigazioni un’acqua povera di sali con una bassa conducibilità, come ad esempio l’acqua piovana. Se non vi è possibile utilizzarla a ogni irrigazione, sarebbe buona norma risciacquare abbondantemente il composto almeno una volta al mese in modo da lavar via i sali in eccesso.

TEMPERATURA, UMIDITÀ E VENTILAZIONE

Questi ibridi trovano un’ottima collocazione in serra intermedia. L’ideale, quindi, sarebbe dare loro temperature fresche la notte intorno ai 13-14 °C. Di giorno invece gradiscono valori intono ai 25 °C. Possono tranquillamente resistere a temperature estive superiori ai 30 °C, ma in questo caso è opportuno aumentare notevolmente l’umidità ambientale per evitare la disidratazione della pianta.

L’umidità relativa dovrebbe essere sempre superiore al 60% e può superare l’80-90% nelle giornate più calde. Con valori elevati di umidità si amplifica l’importanza della ventilazione per evitare il proliferare di muffe e batteri. Un elevato ricircolo d’aria permette una gestione più semplice della pianta: meno ristagni e marciumi e tempi di asciugatura del substrato più rapidi.

RINVASO E SUBSTRATO

Il rinvaso si esegue di solito ogni 2-3 anni quando la pianta ha occupato tutto lo spazio a disposizione nel vaso e il precedente substrato si è ormai deteriorato. Un substrato vecchio trattiene molta più acqua di uno nuovo: ciò comporta tempi di asciugatura più lenti con una maggiore probabilità che il substrato risulti asfittico per le radici.

Le dimensioni del nuovo vaso devono essere 1-2 cm più grandi di quello precedente. È inutile se non dannoso utilizzare vasi troppo ampi: i tempi di asciugatura del substrato diventerebbero troppo lunghi con il rischio di marciumi e un più veloce deperimento del substrato. Vanno bene sia vasi trasparenti che opachi in quanto la fotosintesi prodotta dalle radici è minima e non indispensabile alla pianta. L’uso dei vasi trasparenti permette solamente un maggior controllo visivo dell’apparato radicale e delle condizioni del terreno.

Una volta svasata la pianta, si consiglia di rimuovere tutte le eventuali parti marce o secche (vecchi pseudobulbi, radici rovinate, ecc.) con delle forbici sterilizzate. Si può anche dividere la pianta in più vasi, avendo però l’accortezza di lasciare almeno tre pseudobulbi per ogni divisione. In tal modo la pianta avrà abbastanza riserve per poter fiorire già con le nuove vegetazioni. Dopo aver ripulito la pianta, possiamo rinvasarla avendo cura di posizionarla in modo tale da posizionarla in modo tale da lasciare maggior spazio nella direzione di crescita della pianta.

Non esiste un substrato ideale. Ogni coltivatore ha il suo ambiente di coltivazione con climi diversi e piante con esigenze diverse; l’importante è che il substrato non rimanga bagnato a lungo. Deve perciò essere ben drenante ma deve anche garantire un’umidità costante e omogenea all’apparato radicale. Un buon compromesso attualmente molto utilizzato è l’utilizzo di bark medio. A questo si può aggiungere, per trattenere un po’ di umidità, una percentuale del 30% di sfagno o perlite. Si può poi aggiungere del materiale inerte o maggiormente drenante sul fondo del vaso, che solitamente rimane bagnato più a lungo. Le dimensioni del bark e le percentuali di sfagno o perlite possono variare in funzione delle dimensioni del vaso. Un vaso più grande asciuga più lentamente e per questo è meglio utilizzare una pezzatura di bark maggiore e una minore quantità di sfagno.

Personalmente sconsiglio, tranne che per pochi ibridi compatti, la coltivazione su zattera. Sono piante che diventano molto ingombranti crescendo e che richiedono parecchia acqua e per tale motivo la coltivazione in vaso risulta semplificata, specialmente negli ambienti domestici.

FIORITURA

Gli ibridi moderni di Cambria possono fiorire in qualsiasi periodo dell’anno e più volte l’anno. I nuovi steli sono prodotti dalle nuove vegetazioni al termine della maturazione dello pseudobulbo. In media ogni nuovo pseudobulbo produce da uno a tre steli, che a seconda della specie possono raggiungere anche il metro di altezza. Ogni stelo porta da una decina di fiori fino a quasi un centinaio per alcuni ibrdi di Oncidium. La durata della fioritura si aggira intorno ai due mesi ma come per tutte le orchidee è influenzata dai fattori di coltivazione come temperatura e luce. Non rifiioriscono dallo stesso stelo per cui lo stelo una volta sfiorito seccherà naturalemente ed allora potrà essere tagliato.

Essendo ibrdi complessi i colori e le dimensioni della fioritura possono essere molto variabili a seconda dei valori di luce e temperatura. Ad esembio la Burrageara nelly isler avra i fiori tendenti all’arancione nelle calde giornate esiteve, mentre con temperature più fresche tenderanno ad un rosso scurro.

Odontonica carla: fioritura invernale.
Odontonia carla: fioritura primaverile.

ULTERIORI INFO

Maggiori informazioni su fertilizzazione, malattie, parassiti, riproduzione, cenni storici e foto sono disponibili nel nostro bollettino (Marzo 2021)

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